Pensieri romanisti

Non solo un DS: perché alla Roma serve una rivoluzione della tempestività

Il 24 aprile del 2017 arrivò Monchi alla Roma: in ritardo, naturalmente, dato che le stagioni si preparano con largo anticipo. Rimase 2 anni in cui fece molti disastri: già solo pensare di sostituire Alisson con Olsen fu una scelta inspiegabile.

Da quel giorno a oggi l’AS Roma ha cambiato 6 DS, 7 con il prossimo che verrà: il più longevo è stato Tiago Pinto, gli altri sono durati al massimo 1/2 anni. Cosa accomuna molti di questi DS? Sono arrivati tardi (Monchi ad aprile, Ghisolfi a giugno, Massara a giugno e il prossimo, probabilmente, a maggio).

Eppure, si sa, le stagioni si programmano con largo anticipo, soprattutto in quelle società in cui è necessario anche mettere a bilancio plusvalenze importanti entro il 30 giugno: la storia, evidentemente non insegna, perché si continua a “improvvisare” e a progettare le nuove stagioni sempre con grande ritardo.

Raramente la Roma è riuscita a essere tempestiva nelle decisioni e sul mercato (aspetto, oltretutto, sottolineato anche da Gasperini): perché è sempre in affanno con nomine e decisioni tardive, che non le permettono mai di lavorare con chirurgica precisione seguendo un programma studiato, pianificato e stabilito di pari consentimento tra DS, allenatore e un ipotetico DG che, a mio avviso, deve essere una priorità insieme all’arrivo del nuovo DS.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe. Da gennaio 2021 redattore e speaker di TeleRadioStereo 92.7

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