Da Mourinho a De Rossi, fino a Ranieri-Gasperini: il pattern che sta frenando le ambizioni della Roma

La questione non è schierarsi con Gasperini o con Ranieri, né indossare, come a un certo punto oramai accade puntualmente da anni secondo un pattern che sembra prestabilito, il fazzoletto colorato che indichi da quale parte si deve stare: bisogna privilegiare invece la continuità e la stabilità di un progetto tecnico, perché sarebbe inammissibile ricominciare da zero per l’ennesimo anno di fila.

L’uscita di Ranieri è stata infelice, nei modi e nei tempi soprattutto, perché al massimo avrebbe potuto rilasciare quelle dichiarazioni a campionato concluso: ma non può dare il via a un gioco al massacro che imponga, ancora una volta per l’ennesima volta, di decidere con quale fazione stare.

Già è stato abbastanza deprimente assistere al Mourinho Vs Tiago Pinto, poi al match letteralmente sconcertante tra Souloukou, un’amministrativa che di campo sapeva ben poco, e Daniele De Rossi, lasciato in balia dei venti e malamente abbandonato anche dalla società: ora non bisogna decidere tra Ranieri e Gasperini, ma bisogna schierarsi a favore di un progetto che sia solido, ben lavorato, ben costruito, ragionato, equilibrato e ambizioso.

Il giochino di chi buttare giù dalla torre, onestamente, oltre a essere squallido e demoralizzante è anche piuttosto inutile, perché dentro a una società complessa come la Roma, come tutte le società che ambiscono a competere, possono esserci anche rapporti complessi tra i suoi tesserati.

Pertanto, a mio avviso, nessuna fazione, nessuna scelta, nessuno che andrà giù dalla torre: si privilegi piuttosto un lavoro di squadra, che permetta alla Roma di crescere tenendo in considerazione, come ha sottolineato più volte Gasperini, gli errori commessi in passato, che hanno limitato, e non di poco, le ambizioni della squadra.

Perché l’obiettivo deve essere uno solo: dare continuità a una scelta fatta solo dieci mesi fa e costruire una squadra che il prossimo anno possa essere realmente competitiva, e non spegnersi a marzo come oramai le accade da diversi anni a questa parte. Se poi a Trigoria si vogliono bene o si vogliono male importa il giusto: c’è la possibilità di ripristinare un nuovo equilibrio? Che si faccia subito. Non c’è questa possibilità? Si lavori per trovarla o per trovare un nuovo assetto che senza mietere vittime consenta alla Roma di iniziare a lavorare per la prossima stagione.

Perché tra una polemicuccia e un’altra, siamo ad aprile inoltrato ed è già tardi, anzi tardissimo.

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