I Bomber della Roma

Claudio Paul Caniggia, il Bomber che alla Roma trovò la strada della perdizione [Video]

Claudio Paul Caniggia fu uno dei grandi colpi di mercato della As Roma degli anni ’90. Arrivò nella Capitale nell’estate del 1992, quando i giallorossi lo prelevarono dall’Atalanta a fronte di un’offerta pari a 13 miliardi di lire. Con la maglia dei bergamaschi, infatti, Caniggia aveva confermato quanto di buono aveva fatto vedere in Argentina, dove con il River Plate si era aggiudicato niente di meno che una Coppa Libertadores, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Interamericana nel 1986, oltre a un campionato argentino, vinto sempre nello stesso anno.

Pilastro della nazionale argentina del Ct Bilardo, il biondo attaccante aveva messo insieme un centinaio di presenze condite con quasi 30 gol con l’Atalanta di Emiliano Mondonico, tanto che i giallorossi di Ciarrapico decisero di acquistarlo per colmare il vuoto lasciato dalla dolorosa partenza di un Bomber amatissimo nella Capitale: Rudi Voeller.

Ma l’esperienza con i giallorossi non andò benissimo: totalizzò infatti 25 presenze e 9 gol nella prima e unica stagione in cui riuscì a scendere in campo con la Roma, prima di essere fermato dal giudice sportivo per essere risultato positivo al controllo antidoping.

A Claudio Paul Caniggia è dedicato il primo capitolo del libro “Ho dimenticato come si fa gol“, che racconta con affetto e un pizzico di amarezza la storia di quegli attaccanti che a Roma non sono riusciti a imporsi.

Ecco come inizia il capitolo dedicato all’argentino.

“Chi è nato negli anni ’80, poiché a quell’epoca non c’era né la pay tv né la possibilità di seguire le partite di calcio in chiaro, se non quelle trasmesse saltuariamente dalla Rai, è cresciuto collezionando le figurine dell’album dei calciatori Panini. Che servivano non solo per il mero obiettivo di andare a scuola e mostrare a tutta la classe di aver completato le rose delle squadre di Serie A e Serie B (le cui figurine erano divise a metà per contenere due volti), ma soprattutto per avere un primo impatto visivo con i calciatori. Perché c’erano solo altri due modi per conoscere le sembianze degli atleti di calcio: sfogliare i quotidiani sportivi, che spesso corredavano gli articoli con le foto dei giocatori in bianco e nero, oppure cercare di intuire le fattezze dei 22 in campo durante i servizi della Domenica Sportiva, che andavano in onda la sera dopo le partite.

Uno dei calciatori che richiamava di più la mia attenzione era un argentino in forza all’Atalanta, che rispondeva al nome di Claudio Paul Caniggia.

Cresciuto calcisticamente nel River Plate, dove si era messo in evidenza nonostante la giovane età, venne notato dagli emissari del Verona che lo portarono in Italia nel 1988, e alla sua prima stagione con gli scaligeri riuscì a mettere a segno 6 gol in 29 partite disputate. Tanto da rubare l’occhio all’Atalanta, che decise dunque di offrirgli una nuova casa a Bergamo. Esteticamente Caniggia era un vero e proprio figlio degli anni ’80: non troppo alto (1,75 cm), piuttosto esile di corporatura, era però dotato di due caratteristiche che lo differenziavano nettamente dagli altri colleghi in campo. La prima era la rapidità: la sua era una corsa talmente veloce che per i difensori avversari era un incubo stargli appresso. Oltretutto disponeva anche di un ottimo dribbling, che sapeva abbinare piuttosto bene alla velocità, dunque quando si involava verso la porta avversaria erano dolori per tutti. La seconda, invece, era puramente estetica: biondo, capelli lisci e lunghi legati con un laccetto che gli faceva il giro della fronte. La storia del laccetto, a quell’epoca, mi ricordava tremendamente uno dei miei idoli sportivi che seguivamo insieme ai compagni di classe delle scuole medie: il wrestler americano The Ultimate Warrior, pittoresco lottatore che si divideva la scena di questo spettacolare sport statunitense con l’altro grande campione Hulk Hogan.

Ma torniamo a Caniggia. Paul Caniggia, insomma, firmò per l’Atalanta, e fece fin da subito vedere di essere un grande attaccante. Talmente grande che prese immediatamente l’abitudine di segnare ogni qual volta si ritrovasse di fronte la Roma. Per questo motivo la mia iniziale simpatia verso di lui iniziò a scemare, perché ogni volta che aveva davanti a sé i colori giallorossi andava in gol. Trafisse Cervone nella sua prima gara al Flaminio contro la Roma (finita comunque 4-1 per i capitolini), poi si ripeté nella gara di ritorno vinta dagli orobici 3-0, e ancora nella stagione successiva segnò a Bergamo il momentaneo 2-0 dell’Atalanta, nel match che la Roma riacciuffò grazie all’autogol di Bigliardi e alla rete di Giannini.

Visto l’andazzo, e soprattutto vista la dolorosissima cessione del Tedesco Volante Rudi Voeller, la società di Ciarrapico decise di prelevare dagli orobici quell’argentino che ogni volta che giocava contro di noi bucava la rete, e anche, diciamo soprattutto, per consentire al neo arrivato Vujadin Boskov di avere a disposizione un reparto di attaccanti ben assortito e competitivo. Oltre all’argentino, infatti, il tecnico poteva disporre di Ruggiero Rizzitelli, Andrea Carnevale, Roberto Muzzi e del promettente fantasista della Primavera Francesco Totti.

Le amichevoli prestagionali, si sa, servono per provare schemi e aiutare i giocatori a trovare la forma migliore, ma la Roma di Boskov fece subito vedere di essere piuttosto pronta. Dopo aver battuto il Bayern Monaco e la Fiorentina nel Memorial Dino Viola, i giallorossi brillarono anche nel torneo di Amsterdam battendo il Borussia Dortmund. Poi rifilarono addirittura una cinquina all’Atalanta, con Caniggia che aprì le marcature di testa su cross di Haessler, prima di capitolare, sempre in amichevole, di misura contro l’Inter, gara in cui l’argentino comunque timbrò il cartellino siglando il gol della bandiera romanista.

Insomma, l’assenza di Rudi Voeller si sentiva eccome, sia in campo che soprattutto nel cuore, ma Claudio Caniggia dava l’impressione di essere ormai già un veterano della squadra. La Roma era quindi pronta per cominciare il suo campionato”.

Forza Roma!

Claudio Paul Caniggia: il Bomber che alla Roma trovò la strada della perdizione

I Bomber della Roma

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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